Calcolo rate prestiti ad autonomi cattivi pagatori: come fare, caratteristiche dei finanziamenti, importo massimo erogabile, rate

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Cominciando a trattare il tema del cattivo pagatore, si può dire che questo è un soggetto non proprio gradito dalle banche e dagli istituti di credito in generale. La motivazione risulta essere ben fondata: le banche fanno molta attenzione a rischiare il proprio capitale concedendolo poi in prestito a chi già, precedentemente, in passato, si è dimostrato un cattivo pagatore e non ha più versato una o più rate di quel finanziamento ottenuto in precedenza. Ma anche una persona in tali condizioni potrebbe avere bisogno di una determinata somma di liquidità nel breve periodo, una cifra che poi non è in grado di poter ricavare nell’immediato tramite il suo lavoro. Cosa si deve fare allora? Esiste un modo, anche per il cattivo pagatore, per poter ottenere un prestito personale e riprendere la fiducia delle banche? Quali possono essere i prodotti migliori a tale scopo? Lo scopriremo in questo articolo.

Chi sono i cattivi pagatori?

I cattivi pagatori sono colore che, avendo poi richiesto il prestito, quindi anche un mutuo o una finanziaria, non hanno poi provveduto a saldare il loro debito, saltando le rate. Per cui, oltre alla loro cattiva volontà, che è una cosa molto rara, i motivi per cui un cliente potrebbe ritrovarsi a saltare il pagamento di una o anche di più rate del mutuo potranno essere molteplici. Per esempio:

  • una causa potrebbe essere la perdita del proprio posto di lavoro, che quindi può portare ad un momento di crisi economica strettamente personale, con la conseguenza, quindi, di non avere abbastanza liquidità per rimborsare e pagare la rata alla sua scadenza.
  • altra causa, potrebbe essere l’aver contratto un numero alto di debiti, la cui somma è salita al di sopra delle entrate economiche dello stesso debitore.

Qualunque essa sia la causa, se una rata mensile di un finanziamento o di un mutuo non viene pagata, la banca avrà dunque il diritto di procedere contro il debitore stesso, e lo iscriverà al registro dei cattivi pagatori, che è pubblico.

Cosa succede dopo essere stato iscritto al registro?

Chiunque, che debba fornire un finanziamento e dovesse trovare il nome all’interno del registro del cattivo pagatore, può decidere di non erogare più il credito al soggetto qui presente. Si deve sapere che le Centrali Rischi, cioè i registri in cui vengono poi iscritti i nomi dei cattivi pagatori, potranno essere sia appartenenti a degli enti pubblici, come quella che è stata fondata da Bankitalia nel 1962, oppure anche a dei privati, come il ben conosciuto Crif. L’accesso a tutti i database generalmente ha un costo piuttosto contenuto, va dai 4 ai 17 euro. La cancellazione del nominativo è possibile solamente nel momento in cui qualsiasi debito sarà stato saldato.

Prestiti per cattivi pagatori con cessione del quinto

Una volta che il cliente sarà segnalato nei database delle Centrali Rischi come un cattivo pagatore, quelle che sono le possibilità di ottenere un altro finanziamento si restringono e di conseguenza le garanzie che la banca richiede andranno ad aumentare. Ma se si ha bisogno con urgenza di avere una elevata cifra di denaro e si sarà già iscritti nel registro dei cattivi pagatori, esiste una soluzione per superare il difficile momento e potrebbe essere quella di andare a stipulare un contratto di prestito con la cessione del quinto. Si tratta di quella modalità di prestito che risulta essere molto particolare, viene rivolta ai lavoratori dipendenti e anche ai pensionati e che comporta la trattenuta di una parte dello stipendio o della pensione, questo sarà fatto al fine di pagare alla banca tutte le rate del finanziamento.

Come funzionano i prestiti con cessione del quinto?

I prestiti con la cessione del quinto hanno una durata precisa che andrà da un minimo di due anni con 24 rate mensili fino ad un massimo di 10 anni, con 120 rate mensili. Quindi, in ogni caso, la durata totale del prestito non potrà essere superiore a quella che viene del contratto di lavoro da dipendente. Se poi, il rapporto lavorativo dovesse interrompersi in modo improvviso o prima del tempo, come potrebbe succedere in caso di licenziamento, anche tale prestito personale deve essere allo stesso modo estinto anticipatamente. L’unica eccezione alla regola la fanno i dipendenti pubblici che, al termine del loro contratto di lavoro e all’inizio del pensionamento, potranno scegliere liberamente se procedere tramite l’estinzione anticipata di quello che è il prestito personale oppure andare a tramutare la cessione del quinto dello stesso stipendio in cessione del quinto della pensione.

A chi si rivolge questa forma di prestito

Come abbiamo accennato, tale forma di prestito è rivolta ai pensionati già cattivi pagatori, per cui la scadenza del contratto del prestito con la cessione del quinto della pensione non potrà superare l’anno in cui lo stesso debitore raggiunge poi il novantesimo anno di età. Quindi, questo prestito personale con la cessione del quinto della pensione viene poi rivolto perlopiù ai pensionati “giovani”. Ci sono molti istituti di credito che limitano questa durata addirittura agli 85 anni di vita per il pensionato, mentre altre riescono a dare 5 anni in più tramite il fondo previdenziale, arrivando ai 95 anni di età. Ma, oltre ai pensionati, possono accedere anche a tale tipologia di prestito tutti i lavoratori:

  • dipendenti da enti statali,
  • dipendenti di aziende pubbliche o anche private.

Per quanto riguarda le aziende, la banca o gli istituti di credito che dovranno erogare la somma, potrebbero anche richiedere delle ulteriori garanzie prima di procedere ad erogare la somma richiesta. Soprattutto le banche sono quelle che necessitano di verificare quanto sia affidabile l’azienda presso cui lavora colui che fa la richiesta del prestito personale, in modo da non incorrere in quello che potrebbe essere il rischio di trovarsi ad avere a che fare con quella che sarà una società poco puntuale nei pagamenti.

L’assicurazione

Per poter avere un prestito personale con cessione del quinto, diventa obbligatorio stipulare anche una polizza assicurativa. Se si tratta di un pensionato, dove abbiamo un’assicurazione detta per il “rischio vita”, la polizza va ad assicurare in un certo senso gli eredi del debitore, che così non dovranno avere il dovere di estinguere il debito del defunto parente. Per quanto riguarda, invece, i lavoratori dipendenti, la polizza assicurativa riguarda il “rischio impiego”. In tal caso, l’assicurazione copre totalmente il lavoratore che ha perso il suo impiego, anche se ha comunque il diritto a rivalersi nei suoi riguardi trattenendo il TFR che viene maturato dal lavoratore.

Caratteri peculiari del prestito con cessione del quinto

Il motivo per cui anche il cattivo pagatore potrebbe richiedere con facilità un prestito con cessione del quinto e, quindi, ottenerlo, sta nel fatto che la quota da pagare di mese in mese, per poter restituire il prestito, viene trattenuta in modo diretto dalla busta paga o dalla pensione. Dunque, non sarà il debitore a dover provvedere al pagamento di tutte le singole rate mensili ma sarà la società per cui lavora che si occuperà di farlo al posto suo. In tal modo verrà completamente superato anche il pericolo che il debitore non salti poi il pagamento di alcuna rata, poiché non sarà più lui stesso ad occuparsene. Ma, un fattore di rischio potrebbe esserci ancora: dato che la cessione del quinto dello stipendio è decisamente un atto volontario, il debitore stesso ha comunque una facoltà di interromperla in ogni momento in cui lo desidera. Facendo questo, però, va ad aggravare maggiormente la condizione di essere cattivo pagatore e quindi un soggetto sgradito alle banche.

Il ruolo del datore di lavoro

Quando un dipendente va a richiedere un prestito con la cessione del quinto dello stipendio, qualora la banca dovesse accettarlo, il datore di lavoro ha l’obbligo anche di accettare di adempiere ad alcuni importanti compiti. Egli dovrà poi provvedere, mese dopo mese, a trattenere dalla busta paga del richiedente e quindi del suo dipendente la cifra esatta che servirà per  pagare la rata mensile del prestito. Tale obbligo deve persistere per tutta la durata del rapporto di lavoro. Se cessa il rapporto di lavoro, il datore di lavoro non è più obbligato in alcun modo a provvedere al pagamento delle rate mensili. Ma, egli deve lo stesso trattenere e versare alla banca tutte le somme, che nel frattempo viene maturata dal dipendente che ha richiesto il prestito quindi dovrà trattenere:

  • IL trattamento di fine rapporto,
  • Le ferie non godute,
  • La tredicesima,
  • L’ultimo stipendio.

In ogni caso, il datore di lavoro, non sarà mai ritenuto responsabile dei mancati pagamenti del proprio dipendente.

In conclusione

La cessione del quinto, quindi, non è il solo modo con cui un cattivo pagatore potrà ottenere un prestito personale. Ci sono anche delle altre forme di prestito personale, come per esempio anche la firma apposta sul contratto di prestito da parte di un garante che si prenderà la responsabilità di dover coprire le eventuali insolvenze. O ancora, un cattivo pagatore potrà ottenere anche un prestito tramite cambiali. In tal caso, la garanzia per la banca sarà rappresentata proprio dai beni personali.